La notte delle civette

 

     19 marzo 2005 - Sassello (SV)


Mezza luna illumina la piazza dove si riuniscono 70 persone, avvolte nelle sciarpe e nei giacconi, per seguire una piccola donna con un gran registratore.
La promessa che ha fatto loro è curiosa e tra i gruppetti serpeggia una certa impazienza.
Ci sono amanti della natura e semplici curiosi, giovani coppie con bambini, ragazzi e uomini fatti, facce da chi è lì quasi per caso, o da chi ha aderito ad una iniziativa tanto per vedere com'è, da chi sa cosa sta facendo, da chi è
affascinato da quello che spera di fare.
Il variopinto corteo si incammina obbediente dietro alla giovane esperta che li conduce ad un sentiero nel bosco.
Lì, dopo una breve premessa, lancia nell'aria richiami notturni utilizzando il suo poco tascabile strumento.
E, nel silenzio, 70 persone aspettano che una creatura risponda.
Il vento scuote le cime dei pini del Beigua, la luna illumina gli spazi di cielo tra le ombre delle chiome dove corrono veloci nubi di vapore a velare la luce, come veli di seta strofinati sulla sua superficie per gioco.
Il gruppo sale il sentiero, come una carovana silente che sfrutta le tenebre per disperdere le proprie tracce.
Ci si ferma a tratti per ascoltare.
Le facce guardano la notte con occhi grandi, spalancati come quelli che sperano di cogliere tra i rami scuri, brillanti di emozione e carichi di attesa.
Si sale ancora, ci si ferma di nuovo.
Si lancia il richiamo.
Si attende.
Silenzio.
I pipistrelli sorvolano le teste dei bipedi curiosi, gli oggetti del desiderio di gruppo latitano, un bambino si addormenta sulle spalle del papà, un cane educato si rotola nell'erba, un fascio di luce scandaglia gli scheletri di piccoli alberi che scendono a valle.
Il riflesso della luna fa brillare un fazzoletto di terra ancora innevato e l'orsa maggiore si mostra nitida nel cielo, come sentinella benevola.
E' tardi.
Forse il vento ostacola la propagazione del suono.
Forse il richiamo raggiunge le creature della notte e loro aspettano silenziose. Forse ci osservano nascoste dietro qualche fronda e si chiedono cosa spinge il bipede terrestre a riunirsi in attività contemplativa in un bosco di notte al freddo.
Forse per loro è la notte dell'homo sapiens e stanno lì a guardare la biodiversità che attraversa i sentieri del parco e si scambiano occhiate significative... certamente più significative delle nostre, che cominciano ad essere meno sveglie, più sbiadite.
Ci guardiamo in faccia, Mauro, Paola, Rino ed io "se restiamo ancora un po', non ci conviene più andare a dormire" bisbigliamo.
Sogghignando all'idea di andare a dormire al Curlo per essere i primi a vedere i bianconi di domani, ripieghiamo per il parcheggio.
Salutiamo il gruppo e la piccola conduttrice e torniamo sui nostri passi.
Niente civette stanotte, ma che atmosfera!!!

Manuela Tomassetti - Roma


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