Dalla torre del camping Spina


L'arcobaleno é da sogno...
Sulla torretta d'avvistamento, accanto alla strada che va alla spiaggia, siamo quattro genovesi ed altri amici conosciuti in quel momento.
Il sole cala alle nostre spalle e stende un velo caldo sul paesaggio sotto di noi.
Paesaggio piatto ed essenziale, come un oceano variegato di terra e di mare, su cui navighiamo coi cannocchiali.
Il mare, quello vero, é laggiù, sul fondo, e accarezza quieto la prima lama sabbiosa.
Poi un grande chiaro d'acqua e ancora terra e salicornie, ovunque, ed acqua ancora.
Acqua dove si specchia un cielo cangiante, fatto di nuvole mutanti ed irrequiete.
Tutti i grigi e tutti i rosa, più di quanti se ne possano contare, si rincorrono imitati da limicoli in formazione.
Sotto le nuvole i gabbiani rosei hanno leggerezze da barchette di carta mentre i combattenti mostran livree da cavalieri medioevali.  
I cannocchiali ruotano silenziosi sui totani mori e scrutano i becchi rossi delle beccacce di mare.
Tra le salicornie fioriscono garzette ed aironi bianchi e il sole basso ne incendia il candore delle piume.

E siamo qui, ancora prede di un tempo immobile, dove la bellezza entra dagli occhi e si allarga nel cuore come sabbia in una clessidra.

Poi un vento fresco, improvviso, ci prende alle spalle e si infila tra le tavole di questa tolda di legno duro.
Geme, questa galea verticale e le fronde degli alberi attorno, più basse, mandano suoni di cimbali e moti d'onda come gazzelle in fuga.
Vento di temporale.
L'equipaggio si volta al rombo del primo tuono, a guardare quel muro carico di pioggia che arriva giù dal nord.
Un attimo incerto, poi si decide di restare sotto questo tetto di legno e salpare verso lo spettacolo di questo paesaggio saturo e gravido.
Saturo di realtà, gravido d'illusioni.

Un fremito, e la ciurma mette il naso al cielo ad annusare le prime gocce di pioggia.
E la pioggia di primavera arriva come un'onda veloce, fresca, intensa e si scaglia su questa nave che galleggia a mezz'aria.
In un attimo navighiamo nella burrasca, avvolti dal vento e da lame d'acqua che spazzano i chiari e dipingono un manto lucido sul verde tenero delle foglie nuove.
Il tetto incerto della nostra nave inizia a piangere lacrime odor di legno, come un vascello in un gorgo d'oceano.
Ma è lotta di un momento.
Il sole esplode ancora e lancia dardi radenti a riflettersi, in scintille, sui fili argentei di una pioggia che va già oltre, lontano, ad inseguir la costa.

Ed ecco che, improvviso, si apre il sipario su centottanta gradi di meraviglia colorata.
Un arcobaleno immenso, magia d'acqua e di luce, nasce lontano, tra la vegetazione, si inarca al cielo e ripiomba nell'acqua davanti ai nostri occhi stupiti.

Dicono che ai piedi dell'arcobaleno puoi trovare pentole colme di monete d'oro.
Così cerco nel bagliore accecante, dove l'arco tocca il suolo.
E in quello spazio d'illusione trovo un tesoro di figurine annacquate, bianco nel bianco, luce nella luce, in una visione che non é più una "cosa" ma la sua idea racchiusa in un globo d'opale.
Sono sterne e beccapesci e fraticelli che ruotano eterei e lontani, per sempre, come i bianchi fantasmi di un sogno reale.

(E.Critelli)


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