Parco Nazionale dello Stelvio

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I viaggi in Italia:


25-26-27 aprile 2008

PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO

testo e foto di Gabriella Motta
video di Niccolò Alberti
grafica di Ennio Critelli

Passare tre giorni in montagna tra larici, pini cembri, abeti, neve, gipeti, aquile, crocieri, organetti, è stata un’esperienza meravigliosa.
Presenti i genovesi Niccolò e Piero Alberti, Ennio Critelli, Sara Sanetti e Gabriella Motta più l'amico locale Enrico Bassi.

Il Parco Nazionale dello Stelvio, il più grande parco alpino italiano, è diviso in tre settori: lombardo, trentino e altoatesino.
Noi visiteremo una parte del settore lombardo, in Alta Valtellina (SO)
Il settore lombardo è, per superficie, il maggiore del Parco; comprende parte delle provincie di Sondrio e Brescia  e confina con il Parco Naturale del Brenta-Adamello e con il Parco Nazionale dell'Engadina.

La posizione in Italia e la zona di Parco da noi visitata

Le zone visitate nei tre giorni

Arriviamo in hotel a Bormio a mezzanotte circa, ci attende già Enrico e ci mettiamo d’accordo per il mattino successivo.
Lui non ci sarà, ma ci consiglia di andare nella Valle Zebrù, guidati da Sara che ormai conosce bene l’ambiente. 
 

Venerdì 25 aprile

Arrivati il mattino successivo al parcheggio di Niblogo, punto di partenza per le escursioni in Val Zebrù, montiamo l’attrezzatura e ci apprestiamo a salire verso le Baite di Campo, punto in cui sosteremo per osservare i gipeti.
Il tempo è brutto, le cime sono coperte e dovunque c’è ancora molta neve.

I primi uccelli a darci il benvenuto sono un CULBIANCO ed un CODIROSSO SPAZZACAMINO.
La sterrata che porta alle baite è a tratti coperta dalla neve, ma si sale bene; l’unica accortezza è di non sostare sotto le rocce nude, nei punti dove non cresce la vegetazione.
In questa stagione, durante lo scioglimento della neve, possono staccarsi dei massi e rovinare sulla strada.
Meglio accelerare il passo. 
Salendo incontriamo le CINCE MORE, le CINCE BIGIE ALPESTRI e LE CINCE DAL CIUFFO.
Vediamo due rapaci in volo contro le cime innevate: c’è un GIPETO che insegue una giovane AQUILA REALE.
Visti insieme si può apprezzare la differenza di dimensioni: l’aquila è decisamente più piccola del gipeto.
Mentre cerchiamo di intercettare nuovamente questi due splendidi rapaci, Niccolò vede una CICOGNA NERA, lontanissima, che sta passando oltre cime superiori ai 3.500 metri!!!
Arriviamo alle baite.

foto dalle Baite di Campo

Ad accoglierci, una coppia di GIPETI intenta a lanciare ossa.
C’è una foresta di conifere che ci impedisce di vedere se i lanci vanno a buon fine, ma l’attività dei due rapaci si protrae per un bel po’ di tempo.
Intorno alla baita ci sono gli
ZIGOLI MUCIATTI

Zigolo muciatto

Veniamo sorvolati da una giovane AQUILA REALE forse la stessa che abbiamo visto mentre salivamo e, nel frattempo, passa un altro migratore, una femmina di FALCO DI PALUDE.
Al ritorno sostiamo brevemente all’interno di una foresta di conifere e proviamo a contattare la Civetta nana.
Di lei nessuna traccia, in compenso, oltre alle cince, abbiamo modo di vedere il RAMPICHINO ALPESTRE, il REGOLO, ed il PICCHIO MURATORE.
Ci sono anche degli SCOIATTOLI che, acrobaticamente, saltano da un ramo all’altro, di conifera in conifera.
Si mette a nevicare, raggiungiamo l’auto: abbiamo appuntamento con Enrico per pianificare il giro di domani.


Sabato 26 aprile


Insieme ad Enrico decidiamo di andare a cercare le PERNICI BIANCHE nella Valle dei Forni.
Arriviamo al parcheggio alle 7.30 e rimaniamo stupiti dalla quantità di auto presenti.
C’è tantissima neve e chi si trova qui è sicuramente venuto per praticare lo sci alpinismo.
Vedere così tanta gente in movimento, munita di racchette da neve e di sci ci scoraggia: temiamo che l'intensa presenza umana possa avere già allontanato dal posto le timide Pernici...
Il tempo è buono, la neve alta ricopre per intero tutto il percorso che ci porterà dai pratoni dove è possibile avvistarle.

Fortunatamente la neve  è così compatta da permetterci di salire senza l’ausilio delle racchette.
Dal parcheggio vediamo delle belle CESENE e possiamo già osservare le prime MARMOTTE, appena uscite dal lungo periodo di letargo, magre ed in muta.
Enrico aveva visto delle pernici proprio appena sopra il parcheggio, ma già in questo punto degli sciatori zigzagano discendendo la collina.
Impensabile poterle osservare qui.
Continuiamo ad avanzare, il paesaggio è sensazionale, di fronte a noi si staglia il ghiacciaio dei Forni, Enrico ci dice che è il più grande ghiacciaio di tipo himalayano d’Europa.
Sulle rocce affioranti, nei punti in cui spunta un po’ di vegetazione e di terra, notiamo la presenza dei FRINGUELLI ALPINI, degli SPIONCELLI, dei SORDONI e dei GRACCHI ALPINI.
Enrico ci spinge ancora più avanti, ed è da qui, con il ghiacciaio a fare da palcoscenico, che Niccolò le vede in volo:
PERNICI BIANCHE!!

Si trovano in un punto inaccessibile per gli sciatori, si tratta di una parete quasi verticale, incisa da un torrente.
Qui, nei punti più ripidi, dove la neve non riesce a fermarsi, cresce un po’ di vegetazione, e noi ne possiamo contare ben nove!
Alcune di loro hanno ancora il candido piumaggio invernale, altre presentano una livrea di transizione.
I maschi emettono i richiami ed ogni tanto assistiamo a qualche baruffa.
Malgrado la lontananza con il cannocchiale riusciamo a vederle bene: alcuni maschi hanno già delle caruncole ben sviluppate, sono quelli più avanti con la muta.
C’è una femmina così bianca che, se non fosse per l’ombra proiettata sulla neve, neppure si vedrebbe!

 

 

Le pernici, tranquille, cercano qualcosa da mangiare



Nel pomeriggio scendiamo a valle, nei prati tra Bormio e  Premadio: in questa stagione vengono concimati e sono quindi ricchi di insetti, motivo per cui abbondano di svariati Passeriformi.
Qui vediamo una bella CESENA, TORDELE, VERDONI, CULBIANCHI, un ORTOLANO, PISPOLE.

Cesena e Verdone

 

Domenica 27 aprile



Mattinata dedicata alle praterie di alta quota, sotto le Cime di Fraele, il località Valdidentro.
Dove lasciamo l’auto c’è una coppia di GHEPPI in caccia, una BALIA NERA all’interno di un gruppetto di giovani larici, ed un PICCHIO VERDE, di cui odiamo solo il caratteristico verso. 
Anche qui il paesaggio è bellissimo, i pascoli sono ancora chiazzati di neve, timidamente iniziano a sbocciare i primi fiori, crochi, primule,  pulsatille.

Sentiamo i versi di specie a cui non siamo abituati da noi: sono quelli emessi dai CROCIERI e dagli ORGANETTI

Crociere maschio e Organetto

Entrambe le specie sono intente a nutrirsi dei semi dei larici.
Anche in questa occasione Niccolò riesce a vedere una specie che sfugge ai più: è un MERLO DAL COLLARE, lo vedo per un attimo e poi scompare nel folto di un boschetto di abeti.
Ci sono le BALLERINE BIANCHE sui tetti delle baite d’alpeggio.
Altra visione fugace: un CALANDRO, ed un VENTURONE, a fondovalle, si mischia con gli altri fringillidi.

Il tempo corre veloce e, a malincuore, decidiamo di ritornare dall’auto e di metterci sulla via del ritorno.
Ringraziamo Enrico Bassi per la disponibilità, gentilezza, simpatia e per le emozioni che ci ha fatto vivere all’interno dello splendido Parco Nazionale dello Stelvio.


 Da sinistra: Sara, Piero, Niccolò, Ennio, Enrico, Gabriella