Beccofrusoni


C
i guardiamo in faccia: Ennio Critelli, Mauro Giorgini ed io.

Sono le sei del mattino quando ci incontriamo.
Qui a Genova ci sono 14 gradi, ma il nostro equipaggiamento e' da alta montagna.
Niente sci o racchette, i nostri strumenti sono cavalletti e cannocchiali.
Siamo ancora indecisi su dove andare: Bolzano, con la certezza di vedere i
beccofrusoni (e di vederne tanti), o Aosta, altra splendida alternativa, ma che ieri è rimasta...scoperta?
Le distanze sono decisamente diverse ed abbiamo a disposizione una sola giornata.
Ciò che ci fa decidere è un bollettino di Infostrada.
Tra un fruscio e l'altro, nel silenzio più assoluto, riusciamo a captare poche parole ma significative: "nebbia fitta in pianura padana...".
Ci guardiamo di nuovo: la nebbia, per noi genovesi, è un po' come l'acqua per i gatti, incompatibile.
Partiamo per la Valle D'Aosta.

Anche nel vercellese c'è un pò di nebbia, ma la visibilità rimane comunque buona.
Viaggiamo quasi in silenzio, nessuno osa esprimere i dubbi circa la possibilità di trovarli ancora, l'unica sensazione palpabile è quella dell'urgenza di arrivare.
Troppi reports e troppe immagini sono arrivati in lista in questi giorni: comincio addirittura a sognare i beccofrusoni di notte!
E' un virus che ci ha colpiti: la beccofrusonite.
L'antidoto? Assimilabile solo attraverso la vista.
Siamo allo stremo delle  forze e ci auguriamo che il vaccino sia ancora disponibile.

Arrivati al parcheggio del ristorante dove sono stati visti 35 esemplari, racimoliamo quella poca energia che ci rimane per scendere dalla macchina.
I cannocchiali sono diventati dei macigni, non sappiamo se siamo ancora curabili, ma sentiamo un trillo, cerchiamo tra i rami spogli dei larici e...li vediamo!!!
Basta una piccolissima dose iniziale per farci sentire meglio: i nostri volti si illuminano di larghi sorrisi.
Le persone si avvicinano e decidiamo di vaccinare anche loro, somministrando visioni di BECCOFRUSONI che si spostano vivacemente sugli unici due alberelli di sorbo per ingoiarne le rosse bacche.
Arriva anche il sole ad illuminare quelle splendide creaturine e con il sole altri versi si aggiungono a quelli dei beccofrusoni, fino a formare una sinfonia che si intona perfettamente con le alte vette innevate.

Nel frattempo arrivano anche Luciano ed Eliana, già salvi anche se non ancora del tutto immuni.
A volare, tra abeti e larici, anche tanti CROCIERI, LUCHERINI, CINCE BIGIE ALPESTRI, CINCE MORE, CINCE DAL CIUFFO, TORDELE, mentre su un tronco un
RAMPICHINO ALPESTRE ispeziona attentamente la corteccia.
PICCHIO VERDE  e PICCHIO ROSSO MAGGIORE ingaggiano una battaglia sonora.
Un ASTORE attraversa in un attimo uno spicchio di cielo sfacciatamente azzurro.
Ci  raggiungono Igor e Francesca, e anche loro si salvano dal potente virus.
A tutti torna improvvisamente l'appetito, il ristorante e' alle nostre spalle, la polenta valdostana e' un toccasana per recuperare le forze...e, va be', facciamo questo sforzo!

(G.Motta)


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