Urbe


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URBE: l'isola che non c'è

testi e foto di Mauro Brunetti e Gabriella Cirone

Per parlare di questa splendida località partiamo da questa considerazione legata al nome.
Se pensiamo di caricare i nostri bagagli e salire in macchina per recarci ad Urbe probabilmente termineremo il carburante prima di arrivare visto che Urbe, in quanto tale, è una chimera, l’isola che non c’è, appunto.


Il comune, infatti, è formato da cinque frazioni: Olba S. Pietro (che molti chiamano impropriamente Urbe), Martina d’Olba, Vara Superiore, Vara Inferiore ed infine, la più piccola e la più interna Acquabianca.
Geograficamente il comune (uno dei più estesi d’Italia) si trova nell’alta Valle Orba, incastonato tra le province di Genova, Savona (cui appartiene amministrativamente) ed Alessandria.
Economicamente e turisticamente la zona gravita sicuramente in misura maggiore sul ponente genovese ed, in estate, si trasforma in una colonia di voltresi, pegliesi, sestresi, ecc. che salgono a “villeggiare” nel fresco della valle.
Il nome deriva chiaramente  da una trasformazione di Orba, il fiume che attraversa la valle prima di gettarsi in territorio piemontese e andare a confluire, insieme al Bormida, nel Tanaro.


UN PO' DI STORIA

Già Paolo Diacono faceva riferimento nella sua Historia longobardorum alla selva dell’Orba, ponendo l’accento sull’importanza che questa risorsa aveva per le popolazioni locali.
La selvicoltura rappresenta, infatti, nei secoli una delle più importanti attività della zona, grazie all’introduzione del castagno come albero da frutto e da cui ricavare prezioso legname.
Un primo nucleo abitativo nella zona può sicuramente essere fatto risalire al periodo della nascita della Badia cistercense di Tiglieto,  oggi appartenente territorialmente alla provincia di Genova.
Fu da qui che partì l’impulso che diede vita ad un irraggiamento di piccoli centri che, espandendosi progressivamente, popolarono l’intera vallata.
Furono proprio i monaci a introdurre la  coltivazione del castagno che andò progressivamente sostituendo gli originari boschi misti a rovere che caratterizzavano la zona.
L’abbandono dei castagneti, avvenuto a partire dal secolo scorso,  ha permesso alle specie vegetali indigene di riprendere vigore occupando quegli spazi che l’uomo aveva sottratto loro con secoli di duro lavoro.
L’appartenenza del territorio di Urbe  al versante padano dello spartiacque apenninico (o meglio alpino, per utilizzare una divisione geologicamente più corretta) fa sì che ai boschi misti facciano seguito, a quote relativamente modeste (7-800 metri), faggete, caratterizzate nel passato dalla presenza di veri e propri patriarchi, oggi in parte purtoppo andati perduti. All’interno di questi boschi non sono rari relitti glaciali come l’Agrifoglio o il Tasso che, in inverno spiccano con le loro chiome scure tra gli altri alberi ormai spogli.
Urbe, come abbiamo già detto, vive oggi essenzialmente grazie al turismo, essendo di limitata rilevanza l’attività agricola e praticamente assente quella industriale se si eccettuano alcune segherie e l’azienda di imbottigliamento dell’ Acqua del Faiallo, il cui stabilimento si trova presso San Pietro.


GEOLOGIA

Il territorio del comune di Urbe geologicamente appartiene al cosiddetto “Gruppo di Voltri”, una formazione che comprende vette importanti quali il Monte Beigua, il Rama, Il Reixa.
Come accennato in precedenza,  da un punto di vista geologico,  per questa zona dobbiamo ancora parlare di Alpi e non di Appennini come comunemente facciamo. Le rocce che costituiscono questi monti sono infatti il risultato dell’orogenesi alpina che ha portato alla trasformazione tramite processi  metamorfici  di un antico fondale oceanico e dei sedimenti che lo ricoprivano nelle attuali rocce che come struttura e composizione sono ancora “alpine” e contengono spettacolari minerali.
Famosi sono i granati e le vesuviane del passo del Faiallo che con i loro cristalli a volte di dimensioni veramente notevoli hanno reso famosa la zona tra gli appassionati.



Rocce verdi


BOTANICA

Anche la  flora risente della composizione delle “ofioliti” o rocce verdi che costituiscono il gruppo di Voltri.
L’alta percentuale di magnesio (tossico per molte piante)  che esse contengono fa sì che si vengano a creare particolari condizioni favorevoli solo ad alcune specie vegetali dette “serpentinofite”, cioè amiche del serpentino che ne tollerano bene la costituzione.
Tra queste possiamo ricordare particolari endemismi quali la Viola di Bertoloni, l’Aquilegia di Bertoloni, il Cerastio di Voltri.
I prati in primavera si ricoprono, inoltre, di numerosissime Orchidee, dagli eleganti e colorati fiori.
Tra queste ricordiamo la Sambucina, dai fiori sia gialli che purpurei, la Cephalantera bianca, la frequente Orchidea di Fuchs, la Manina rosea e la graziosa Orchidea bruciacchiata.



Orchidea di Fuchs

Un cenno particolare va riservato ai funghi, di cui il comprensorio è ricchissimo e che costituiscono una imperdibile attrattiva per gli appassionati che, nella stagione propizia, invadono il territorio soprattutto da Genova alla ricerca dei preziosi Boleti che rendono famosa la zona.



Amanita muscaria


ZOOLOGIA

Per quanto riguarda i mammiferi frequenti sono gli incontri con Cinghiali e Caprioli, mentre più elusivi ma sicuramente presenti Volpi, Faine  e Tassi.
Le notti estive sono animate dai richiami dei Ghiri e dal volo incessante dei Pipistrelli. Più difficile l’osservazione dello Scoiattolo mentre è usuale imbattersi nel timido Riccio.
L’erpetofauna è ricca e non è difficile, nei pomeriggi estivi, osservare il veloce Biacco, il Saettone, la Coronella o la maestosa Natrice del collare che può raggiungere ragguardevoli dimensioni, spesso purtroppo scambiata per la più rara Vipera.
Tra i Sauri frequentissime le Lucertole muraiole, i Ramarri e gli Orbettini.
Tra gli Anfibi ricordiamo il Rospo comune e, nei piccoli rii che spesso si formano nei boschi frequentissime le Salamandre pezzate e i Tritoni.



Rospo comune

L’entomofauna è ricchissima e, nei prati da sfalcio, la parte del leone la fanno sicuramente le farfalle.
Ricordiamo le delicate Cedronelle, tra le prime  ad annunciare l’arrivo della primavera, le Vanesse,  la diafana Pieride del biancospino,  le onnipresenti Sintomidi ( i cosiddetti “preti”) che con il loro confidente volo accompagnano le nostre  passeggiate, le Licene dai riflessi metallici o gli scuri Satiridi che sovente si alzano dal bordo dei sentieri al nostro passaggio.



Cedronella



Licena


ORNITOLOGIA

Un discorso a parte meritano,  ovviamente, gli uccelli.
Signora incontrastata del bosco è la Ghiandaia che segnala prontamente ogni intrusione nel suo regno con i suoi “versacci” rochi oppure imitando abilmente la Poiana.
La sua presenza è segnalata, oltre che dal canto anche dalle numerose penne perse, soprattutto quelle azzurre dell’alula o le copritrici  che è facile rinvenire nel fitto del bosco o lungo i sentieri.
Altrettanto caratteristica è la risata del Picchio verde, più sfuggevole all’osservazione diretta ma costante compagno delle passeggiate estive, assieme ai Picchi rossi che tamburellano gli alberi alla ricerca del nutrimento.
Sempre rimanendo in tema di canti, altri uccelli più facilmente ascoltabili che visibili sono l’Allocco e la Civetta, instancabili nelle notti estive.
Frequentissime le cince (Cinciallegra, Cinciarella, Cincia bigia, Cincia dal ciuffo e Codubognolo). 

Riportiamo di seguito l’elenco delle specie osservate direttamente o segnalate per il territorio di Urbe (grazie soprattutto all’instancabile lavoro di Natale Maranini che per tanti anni ha osservato e registrato l’avifauna locale).



>> LE SPECIE VISIBILI


     COME ARRIVARE


Da Genova:
Autostrada A26 uscita Masone quindi Campoligure-Rossiglione-Tiglieto-Urbe.
oppure:
SP del Turchino da Voltri sino alla galleria del Turchino poi svoltare a sinistra per il passo del Faiallo - Urbe.

Da Savona:
SP del Sassello da Albisola Superiore-Stella-Giovo-Sassello, a Sassello bivio per Urbe a destra – Palo –La Carta -Urbe.


Bibliografia:

AA.VV: Atlante degli Uccelli nidificanti in Liguria, Regione Liguria, 1989
AA.VV: Atlante degli Uccelli svernanti in Liguria, Regione Liguria, 1998
Antofilli M., Borgo E., Palenzona A. I nostri Minerali, Sagep, 1983
Baccino P. Orchidee spontanee della provincia di Savona, Provincia di Savona
Baghino L., Genta P. Itinerari birdwatching nella provincia di Savona, Sabatelli ed. 1998
Capelli C., Ortale S. Guida al parco del Beigua, Sagep 1997
Maranini N. Qualche notizia sulle incursioni predatorie della ghiandaia Garrulus glandarius (L.) in una zona dell’entroterra e la sua utilità nell’ambiente con breve cenno alle sue varianti subspecifiche  Avifauna V (4) VII-VIII, 1982 pp. 163-174
Maranini N. Situazione dell’Averla cenerina, Lanius minor, in Liguria. Dati attuali e storici Riv. Ital. Orn. 55 (1-2): 79-82
Matteini R., Molino F. Fauna minore del Savonese, Provincia di Savona –Arpal, 1999 
Spanò S., Truffi G. Gli uccelli della Liguria occidentale Sagep per Regione Liguria, 1988
Traverso M., Zotti M. Funghi della provincia di Savona, Sabatelli per Provincia di Savona, 2004


Links utili:

http://www.comune.urbe.sv.it
http://www.montepoggio.com
http://www.provincia.savona.it