L’uomo che balla coi succiacapre

 

Non so se esistono ancora...

Mi riferisco (e il ricordo si perde nella notte dei tempi) ai piccoli aeromodelli a motore che, tenuti "al guinzaglio" tramite un cavetto d'acciaio con relativa maniglia, venivano guidati in un volo circolare fatto di spericolate acrobazie.
I proprietari-piloti li manovravano semplicemente ruotando su se stessi, in un assordante fragore e puzza di gas combusti.
Giovedì sera, in campagna vicino ai Moretti (Al), il contesto era molto più affascinante.
 
Fermo in mezzo ad un campo che si apre sulla sommità di un crinale mi godevo il panorama circostante che, quietamente, iniziava a fondersi nel buio della sera.
Ero in attesa delle prime stelle di un cielo che, in posti come questo, ti dimostra quanto siano presuntuose le luci delle città.

Invece, dal nulla, si materializza un Succiacapre che mi sfreccia accanto a pochi metri, silenzioso, appuntito e scuro, ben stagliato appena sopra la linea di un'orizzonte in dissolvimento.
Di norma questi avvistamenti, anche se non rarissimi nella mia zona, si limitano ad un contatto di pochi istanti, quasi fossero anche loro meteore d'agosto: appena il tempo di pensare "eccolo!" e lui non c'é più, rituffato nelle pieghe della notte, smarrito nei non-colori  dei castagni.
Ma stavolta non é così.
D'istinto mi accovaccio sul terreno caldo e lancio il suo verso, che si propaga bene nell'aria senza vento "Kuick!..Kuick!"
Mi aspetto di vederlo svanire nel buio dei canaloni sottostanti, nel regno dei caprioli e dei cinghiali, ed invece: agganciato!
Il "pilota" umano ed il suo "aeromodello" Caprimulgus europaeus sono collegati dal sottile ed invisibile filo della reciproca curiosità.

Il Succiacapre inizia a girarmi attorno, ad un paio di metri da terra, mantenendo costante la distanza che lo separa da me.
Cinque, sei metri appena.
"Kuick!...Kuick!"
Siamo sulla giostra.

Io ruoto su me stesso continuando a rimanere accucciato e a lanciare il verso magico.
Il succiacapre vola tutti i 360 gradi del cielo battendo lento le ali, ora quasi confuso sulla notte che arriva da est, ora disegnato contro ormai impercettibili aliti rosa di un giorno già spirato, lontano, ad ovest.
"Kuick!...Kuick!"
Girano gli alberi che sono già scure decalcomanie e ruotano le stelle appese sopra le loro fronde.
"Kuick!...Kuick!"
Gira l'universo senza tempo e girano le nostre piccole vite evanescenti.
Quattro giri, quattro giri belli tondi, per danzare con una dama affascinante, vestita con i colori delle foglie secche e delle cortecce degli alberi.

Quattro giri, poi il filo si dissolve ed il fantasma si rituffa nel buio che è la sua casa, dove il suo strano canto gorgogliante si perde  rimbalzando tra i brughi.
Mi rialzo e lo cerco tra le ombre, dove ormai i miei occhi non possono arrivare.
Ma restano le stelle: in questi pochi istanti sono molte quelle che sono venute a vedere "L'uomo che balla coi succiacapre".

Tendo ancora l'orecchio, prima di tornare a casa.
Da un punto lontano arriva solo un debole kuick a cui sembra rispondere forte, dal fondo del canalone, il severo latrato del capriolo.
Sul confine della notte il mio mondo si spegne.

Altri mondi nascono adesso.

(E.Critelli)


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