Spagna 2012 - 5 giugno

            

  

 

 

 

 

 

 

Spagna 03 -10 giugno 2012

 

Un viaggio in Estremadura

e nel Parco del rio Duratòn

di
Gabriella Motta, Marco Bonifacino, Ennio Critelli, Marco Esposito

 


 testo, grafica e video di Ennio Critelli
foto di Gabriella Motta, Marco Esposito e Marco Bonifacino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                            

 

Martedì 5 giugno:  la Dehesa...

 

 

Un pomeriggio non è sufficiente per scandagliare la dehesa (pascolo) ed i suoi uccelli, per cui decidiamo di dedicare l’intera giornata ad un lento e largo giro che, attraverso Santa Marta de Magasca e Santiago del Campo, ci riporterà poi al campo base.

 

 

Nella zona di Santa Marta osserviamo per bene Aquila imperiale spagnola, Civette, Nibbio reale e Cicogna nera.


 

 Cicogna nera (M.Esposito)


Ma nei campi aridi non ci sono solo uccelli ma anche presenze più discrete.
Su una roccia osserviamo una grossa Lucerta ocellata, intenta a termoregolarsi, mentre tra l’erba secca sfuggono veloci le Lucertole striate (Psammodromus algirus).
Qua e là volano leggiadri i Nemoptera, simili a farfalle con lunghe ali filiformi e si aggirano grossi coleotteri simili a neri salsicciotti (Berberomeloe majalis).

 

 Lucertola striata (M.Bonifacino)


 

 Nemoptera (M.Bonifacino)

 

Coleottero Berberomeloe majalis (M.Bonifacino)


Più avanti incrociamo il rio Magasca e ne approfittiamo per percorrene la riva, per qualche centinaio di metri, in un paesaggio verde e rilassante che frutta Martin pescatore, Corriere piccolo, Piro piro piccolo, Picchio verde iberico e Averle capirosse.
Sorprendiamo anche parecchie testuggini palustri appollaiate sui massi affioranti.

 

Proseguendo per Càceres (che sfioriamo solamente) e poi per Santiago del Campo, ritorniamo ad ambienti decisamente più asciutti.
Entriamo nel regno delle Ghiandaie marine, che si lasciano avvicinare e fotografare a bordo strada (ma solo dall’interno dell’auto) in prossimità dei numerosissimi nidi artificiali posti, a perdita d’occhio, su ogni palo della luce.

 

 Ghiandaia marina (G.Motta)


Non mancano Beccamoschini, Cappellacce, Cappellaccia di Thekla, Storni neri e Strillozzi.

 

 Cappellaccia di Thekla (G.Motta)

 

 

  Storno nero (G.Motta)

 


Strillozzo (G.Motta)

 

 
 

 

 

 video di Ennio Critelli

 

 

 

 

 

A metà giornata cerchiamo di sfuggire al martello del sole rifugiandoci all’ombra del sagrato della chiesa di Santiago del Campo, un piccolo agglomerato di basse casette intonacate di bianco.
Sembra di essere in Messico all’ora della siesta!
E visto che non c’è anima viva in giro, possiamo non solo addentare i bocadillos in santa pace ma anche fare un po’ gli “scemi”, attività in cui riusciamo sempre abbastanza bene…
Sulle mura della chiesa apprezziamo un bel “condominio” di passere sarde ed europee.

 

 

 

Pausa pranzo a

Santiago del Campo
 

 

 

...davanti alle chiese un'umanità reietta, composta perlopiù da anziani mendicanti, storpi, beoni e donne perdute, trovava spesso un pietoso ricovero e, magari, anche un tozzo di pane...

 

 

Usciti dall’abitato ci rituffiamo nella calura e la nostra attenzione è catturata da una nuvola di avvoltoi che, all’orizzonte, rotea come un piccolo tornado attorno ad un punto preciso, come in certi films western...


   

 

 
 (clicca su avvio...)

 

Cerchiamo di avvicinarci e finalmente troviamo una sterrata che, attraverso muretti a secco e filo spinato, ci porta ad un grande recinto di pecore.
Lo spettacolo, anche in virtù delle condizioni climatiche, è quello già visto nei documentari sulla Natura selvaggia del continente africano…

 


L’oggetto di tutto quel movimento è, come sospettavamo, il cibo, vale a dire la carcassa di una pecora morta.
Tutta quella carne ha attirato decine e decine di avvoltoi che arrivano da ogni parte, ruotano lentamente al di sopra di noi, studiano la situazione e poi atterrano goffi in nubi di polvere, tra la protesta di quelli già presenti.


 (foto M.Esposito)
 

Tra le decine e decine di Grifoni notiamo qualche Avvoltoio monaco ed un Capovaccaio che, però, si mantiene prudentemente in volo.
Alcuni avvoltoi ci sorvolano così bassi che possiamo percepire il fruscìo delle ali che fendono l’aria!

 

 (foto M.Esposito)

Il banchetto, tuttavia, non è tranquillo, ma non a causa della nostra presenza.
Un grosso cane pastore, all’interno del recinto, movimenta la situazione innescando una sorta di balletto ritmico. Il cane vigila la pecora e carica a più riprese i grifoni, che arretrano tra lo scompiglio generale e la polvere.

 

(foto M.Esposito, G.Motta)

Ma appena questo si allontana un poco loro ripartono all’attacco, con le punte dei più ardimentosi che balzellano goffamente, estremente cauti, verso l’allettante banchetto.
Questa danza si ripete ciclicamente, con i grifoni che ad ogni nuovo attacco cercano di rimediare un piccolo pezzo di carne.
La nostra mente umana (ed umanizzante) inizialmente ci tradisce, attribuendo al cane la volontà di difendere la pecora, seppur morta, dagli attacchi dei predatori.
Ci dobbiamo ricredere quando, dopo l’ennesima carica sui grifoni, il cane immerge in muso nella carcassa aperta e si allontana con una grossa porzione degli intestini.
Come nei più crudi documentari sull’Africa, appunto….
 

 

 

 

 video di Ennio Critelli

 

 

 

 

 

 


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