Toscana dicembre 2011

 

TRE GIORNI IN TOSCANA

 

27-29 dicembre 2011

Un viaggio di
Gabriella Motta, Sandro Divano, Niccolò e Piero Alberti

 

 
testo di Gabriella Motta
foto di Gabriella Motta, Piero e Niccolò Alberti
grafica di Ennio Critelli

 

  foto G.Motta

 

In realtà i giorni sono stati due e mezzo…ma come per tutti i viaggi ben riusciti, quando gli occhi si riempiono di immagini ed i sensi sono pronti a recepire il più flebile suono, il più lieve spostamento, il delicato profumo che ancora la terra riesce a offrire nonostante la brina e l’immobilità dell’aria…bè, il tempo rallenta il passo e i ricordi di quando si è arrivati sembrano così lontani quando si riparte…
Siamo in quattro, Niccolò e Piero Alberti, Sandro Divano ed io.
Decidiamo di allontanarci di poco dalla nostra terra, la Liguria, bellissima ma dura, spesso inaccessibile, valli chiuse, pareti a picco, mare profondo, vento, osservazioni faticose, centellinate.
Decidiamo di lasciarla per qualche giorno e di portarci in Toscana, regione limitrofa ancora ricca di paludi, di lunghe spiagge dalle acque basse, di pinete infinite, pascoli, colline.

 

27 dicembre


Il 27 arriviamo nel pomeriggio a Marina di Alberese nel Parco Regionale della Maremma.

 

foto P.Alberti

 

Non abbiamo molto tempo da dedicare a questo magnifico Parco, siamo giunti fin qui per vedere le oche pascolare nei campi lungo la strada che porta al mare, tra vacche maremmane, aironi guardabuoi e cavalli.
Di oche selvatiche ce ne sono parecchie e in mezzo a loro osserviamo quattro oche lombardelle.
Chiurli maggiori e pivieri dorati pasturano tra le oche e le pavoncelle, mentre uno smeriglio attraversa il campo facendo involare migliarini, fringuelli, cardellini, passere mattugie, saltimpali, strillozzi.
Voli di colombacci ci distraggono un attimo…ma con la coda dell’occhio ci accorgiamo di essere osservati… da una volpe!
Acquattata a bordo strada al riparo di un cespuglio, ci studia e decide di avvicinarci non appena si rende conto che l’abbiamo notata.

 

 

foto G.Motta

 

Non abbiamo cibo con noi, ma evidentemente lei ci prova, con quel musetto irresistibile, e lo sa di essere bella…anzi probabilmente si è accorta che in realtà qualcosa di commestibile lo avevamo, ci stavamo passando dei cioccolatini. Abilmente ci ha distratti, si è lasciata fotografare e, degna del suo nome, è riuscita ad arraffare la scatoletta contenete la cioccolata. Fulmineamente si è dileguata tra i pini domestici facendo perdere le sue tracce.
 

foto G.Motta

 

Un episodio che ci ha lasciati perplessi è stato quando, all’interno di un bar ad Alberese, in pieno parco regionale, abbiamo trovato le riviste…Diana…elogio alla caccia, fotografie con i vari trofei, beccacce morte riverse su ceppi con sorridenti ed orgogliosi cacciatori sullo sfondo. Quanta strada dobbiamo ancora fare…

Decidiamo di portarci alla Riserva Regionale della Diaccia Botrona splendida area umida tra Castiglione della Pescaia e Grosseto.
Ormai è pomeriggio inoltrato e dobbiamo scegliere: o la palude vista da Casa Rossa Ximenes, o il volo di albanelle al tramonto.
Decidiamo per l’accesso dalla Casa Rossa.

 

 

foto P.Alberti

L’ultima volta che siamo venuti da queste parti (vedi viaggio Toscana e Lazio) avevamo optato per la parte più a sud, dove, oltre al roost delle albanelle reali e dei falchi di palude, si poteva osservare l’aquila anatraia maggiore.
Non lo sappiamo ancora, ma verremmo premiati comunque da uno spettacolare volo di albanelle e non solo, il 29.
 

 

foto P.Alberti

 

Per noi liguri, trovarci di fronte ad una palude ricca di vita è una vera emozione: fenicotteri, spatole, mestoloni, alzavole, fischioni, volpoche, canapiglie, aironi bianchi maggiori, cenerini, garzette, avocette, pettegole, pantane, piovanelli pancianera, pivieresse, falchi di palude, sullo sfondo oche selvatiche…insomma un altro mondo!
Si invola dal canneto anche un tarabuso, un attimo solo, una breve apparizione, per scomparire di nuovo tra la vegetazione palustre.
Sopraggiunge il tramonto, la salicornia si infiamma e tutto si colora di rosa.

 

 foto P.Alberti

    foto G.Motta

 

Torniamo a Castiglione della Pescaia in tempo per vedere i contorni delle isole infuocati dall’ultimo sole.
 

 

foto G.Motta

 

28 dicembre

 

 

Il 28 mattina abbiamo appuntamento con il mitico Paolo Politi che ci guiderà all’interno dell’Oasi più bella del 2011 per il birdwatching: la Riserva Naturale Provinciale Padule Orti Bottagone.

Non facciamo in tempo a scendere dall’auto e a salutare Paolo, che avvistiamo un falco pescatore !

 

 foto P.Alberti

Paolo, gentilissimo, disponibilissimo e pazientissimo come sempre, ci racconta la storia dell’Oasi del WWF, nata nel 1991, che attende solo il riconoscimento internazionale per completare le assegnazioni già conferite.
La particolarità della Riserva è quella di conservare all’interno due ambienti umidi diversi: Orti è caratterizzata da acque salmastre e vegetazione alofita (salicornia), mentre Bottagone presenta la tipica vegetazione delle aree umide dulciacquicole (canneti palustri, prati umidi a giunchi e carici..).

Paolo ci ha raccontato che la parte più difficile da fare all’interno dell’Oasi è stato il collegamento tra i due ambienti.
Separati dalla strada, si è reso necessario costruire un sottopasso, a tenuta stagna, per impedire il passaggio delle acque salmastre nell’ambiente ad acque dolci.
Altra particolarità all’interno dell’Oasi è la presenza di un “capanno condominio”, letteralmente circondato a più livelli da nidi artificiali per balestrucci, rondini, rondoni, passeri.
Gli stagni salmastri sono ricchi di fenicotteri, spatole, aironi bianchi maggiori, cormorani, pettegole, alzavole, piovanelli pancianera…insomma più o meno le stesse specie della Diaccia Botrona, anche se qui, a deliziarci sulle canne, i pendolini, e in volo, falchi di palude, poiane, gheppi e un’ albanella reale.
Nella parte dolce, gli elusivi forapaglie castagnolo e porciglione, i migliarini di palude, i luì piccoli e altri amici alati.
La temperatura è decisamente sopra la media stagionale, tanto che Nic se ne va in giro in maniche corte!

 

                                                                    Garzetta                                             foto N.Alberti

Fenicottero                                             foto P.Alberti

                                                                 Pettegola                                                foto G.Motta

 

Dietro consiglio di Paolo, nel pomeriggio ci portiamo a Punta Falcone, situata all’estremità di Piombino.

 

 foto G.Motta

Ci ha avvertiti che con questo tempo bello e caldo, ci sono poche possibilità di vedere specie pelagiche.
Ricordiamo a Paolo di quando c’eravamo stati l’anno che saltò il pelagic trip per maltempo. Allora dalla punta avevamo visto numerose berte maggiori e minori, due stercorari mezzani, uno zafferano.
Ma questa volta il clima non è favorevole, in mare ci sono dei marangoni dal ciuffo, gli immancabili gabbiani reali, passa qualche berta minore lontana dalla costa, un beccapesci ed una sula, immediatamente mobbata da un gabbiano reale.
Sulla roccia, oltre ad occhiocotti, pettirossi e codirosso spazzacamino, si fa vedere per un attimo il passero solitario.
Non ci resta che…goderci lo spettacolare tramonto sul mare, col sole che scompare tra le isole mentre l’acqua via via passa dal blu cobalto al violetto, fino a diventare un sommesso rombo scuro.

 

 

 foto G.Motta


 

29 dicembre

 

 

 

Il 29 ci portiamo più a nord e più all’interno, nella Bientina, destinazione Lago della Gherardesca, a Castelvecchio di Compito, accompagnati da Massimo Marcone.

 

foto P.Alberti

foto P.Alberti
 

Anche Massimo mostra la stessa passione e lo stesso entusiasmo di Paolo. Gli basta una rapida occhiata per individuare la poiana calzata, posata su un piccolo albero spoglio al di là di una strada sterrata.
Massimo ci dice che probabilmente l’area protetta verrà preservata ed estesa…in effetti è un gioiello di biodiversità incredibile.
Il Lago della Gherardesca in realtà è diviso in due parti, una con acque più basse ed una con acque più profonde.
Nella parte bassa vediamo aironi, folaghe, gallinelle d’acqua, tuffetti (mai visti così tanti!), alzavole, mestoloni, fischioni…mentre dall’altro lembo troviamo svassi maggiori, uno svasso piccolo, moriglioni, codoni, le quattro morette tabaccate, cormorani.
Nei campi circostanti migliaia di fringuelli e cardellini conferiscono al terreno duro e freddo, colore, calore, vita.
Sugli alberi spogli diverse poiane controllano il territorio, mentre un volo improvviso di piccioni ci indica la presenza del falco pellegrino.
Sulle sponde di un piccolo rio, una decina di luì piccoli catturano minuscoli insetti.
Ci sono anche due usignoli di fiume che, insolitamente, cacciano in bella vista insieme ai luì.

 

foto P.Alberti

 

foto G.Motta


Sono quasi le due del pomeriggio, manco ce ne siamo accorti del tempo che è passato, salutiamo Massimo con la promessa di rivederci in primavera e andiamo…a mettere le gambe sotto il tavolo!
Prima di rientrare a Genova, decidiamo che abbiamo ancora un po’ di luce per dare un’occhiata alla Bonifica di Vecchiano a Pisa.

 

 foto G.Motta
 

Ci sono dei campi verdi da cui spuntano decine di teste bianche appartenenti agli aironi guardabuoi.
Di tanto in tanto spicca per altezza e dimensioni l’airone bianco maggiore, mentre gli aironi cenerini diventano più difficili da scovare con la luce calante.
Una femmina di albanella reale vola bassa su un incolto.
Ad un certo punto Niccolò nota un altro rapace che vola basso sulla vegetazione: un barbagianni! E lo spettacolo comincia: bellissimo, perlustra il campo e possiamo osservare che compie movimenti laterali inclinati del capo anche in volo. Probabilmente individua una preda perché improvvisamente plana sulla vegetazione rurale per poi sparire all’interno di essa. Riparte dopo una decina di minuti senza accorgersi del sopraggiungere di un bellissimo maschio di albanella reale che si butta all’inseguimento del notturno, mobbandolo.
Il barbagianni non sembra particolarmente disturbato e poco dopo l’Albanella si allontana riluttante, cedendogli il turno.
Passano sopra il campo altre due albanelle reali, la direzione è la stessa della prima che abbiamo avvistato. Probabilmente c’è un roost anche qui.
Si è fatto quasi buio, il freddo ora è pungente e, soddisfatti, anche noi decidiamo di tornare ai nostri “roost”.