Francia: il blitz della zamperosse

 

All'inseguimento della Sula zamperosse

  9 luglio 2011 - Lago di Sainte Croix - FRANCIA           

 

 

 

 


Prologo 
 

 

 

 

 

La segnalazione di una Sula zamperosse (sula sula) sul lago francese di Sainte Croix, nella zona del Verdon, ha, come sempre succede nel caso di osservazioni rare, messo in agitazione il popolo dei birders, italiano e non.
Diversi equipaggi del nord Italia hanno prontamente iniziato un pellegrinaggio alla volta del bacino artificiale dell’Alta Provenza, pur di vedere ed immortalare l’incredibile ma confidentissima specie tropicale.
Noi liguri, forse a causa del dolce tepore marino, molto mediterraneo, abbiamo, in genere, un atteggiamento meno “scattante” ed abbiamo preso seriamente in considerazione l’eventualità di un blitz da 660 chilometri (tra andata e ritorno) solo dopo avere visionato le incredibili foto degli amici di EBN già tornati dal posto.

 

                                           (foto di Andrea Nicoli)                                                                                  (foto di Andrea Nicoli)

 


Come al solito, oltre alle immagini, i report della lista nazionale contenevano precisi dettagli circa la localizzazione dell’esemplare e, se si aggiunge che il meteo prometteva tempo soleggiato, partire diventava, a quel punto, quasi un obbligo morale.

 

 


Si parte
 


La mattina di sabato 9 luglio, alle ore 6:00, inizio il viaggio, con Gabriella Motta, alla volta del lago di Sainte Croix, con un’unica tappa a Imperia per raccogliere l’amico e valente fotografo Gian Pietro Pittaluga.

A metà percorso un sibillino sms dei fratelli Nava, partiti nottetempo e già sul posto di prima mattina, ci mette un po’ in allarme: “Chi dorme non piglia pesci!”
Che voleva dire?
La Sula zamperosse dopo essersi lasciata fotografare da loro era volata via?
La nostra “levataccia” alle 5 era comunque troppo tardiva?
Abbiamo preferito non indagare, ormai eravamo in ballo…

 


Dov'é?
 

 

Dopo altre due ore di viaggio, le indicazioni di EBN e la magia del navigatore ci hanno portato sul posto con la precisione del metro.
Il tempo di mettere la freccia e percorrere gli ultimi 50 metri di sterrata, verso il lago, e gli occhi erano già puntati verso il pontile segnalato e sul telaio metallico usato come posatoio: che si rivelava desolatamente vuoto!
Momento di sconforto…durato pochi secondi, grazie a Gabri che ci indicava, con concitazione, l’elegante ed inconfondibile sagoma arrivare in volo, diretta esattamente al posatoio!
Che fortuna!
E che organizzazione!
Incredibile e perfetta sincronìa!
Incredibile, appunto…
Il momento di esaltazione è durato…pochi secondi, il tempo di assistere ad un cambio di programma della Sula che, forse infastidita dalla presenza di alcuni bagnanti esattamente sotto il posatoio, non atterra, cambia idea e sparisce rapidamente oltre un promontorio.

Parcheggiamo un po’ delusi, confidando, però, in un rapido ritorno della bestiola.
Allestiamo cannocchiali e fotocamere, guardati con una certa curiosità dai bagnanti francesi.
Abbiamo tutto il tempo di riflettere sul nostro orario di partenza, sull’eventuale disturbo da parte della gente in un giorno festivo, sicuramente più affollato di altri, sulla probabilità che la Sula ritorni.
Bisogna essere ottimisti, ci diciamo.
Ed ecco che la bestiola, tutto a un tratto, si ri-materializza superando il promontorio, fa qualche evoluzione nella nostra direzione, poi…inverte la marcia e scompare di nuovo.
D’accordo, ci siamo detti, ora possiamo dire di averla vista meglio, ed abbiamo avuto qualche secondo per scattare una foto al volo (da piuttosto lontano a dire il vero) ma da questo ad essere soddisfatti ce ne passa...
 

 


L'attesa...
 

 

Inizia un’altra lunga attesa, durante la quale parliamo con qualche locale e con dei birders belgi.
Ci raccontano dell’estrema confidenza della Sula, di ragazzini e altre persone che cercavano di farla involare schiamazzando o tentando di toccarla, ma ci dicono che, comunque, tutti i birders giunti prima di noi l’hanno potuta ammirare e fotografare per benino, anche i tedeschi giunti apposta con l’aereo qualche giorno prima.
Qualcuno tenta anche di aiutarci, segnalandoci, sempre ed immancabilmente, dei lontanissimi gabbiani comuni…
Cerchiamo di indagare sui comportamenti della zamperosse:
“Ma poi, al pomeriggio, torna qui?”
“Di solito va avanti e indietro?”
“La sera viene a dormire sul pontile?”
Risposte evasive: “peut-être…”

 

(foto G.Motta)

(foto G.P.Pittaluga)

            ... e la sula? Scomparsa in qualche remoto angolo del lago....                                 Ci "consoliamo" con un Nibbio bruno vicinissimo

  

Incerti sul da farsi decidiamo per una pausa di riflessione con bagnetto.
Gabri è esitante, perché non ha portato il costume, ed io tento, lubricamente, di convincerla che lo può fare anche senza, che tanto in Francia non la conosce nessuno.
Anche Gian Pietro è daccordissimo, ma lei si rifiuta.
Poi decide di farlo lo stesso con addosso i pantaloncini corti (per la cronaca passeremo buona parte del pomeriggio a vagare, molto elegantemente, con gli shorts e reggiseno appesi ad asciugare fuori dal finestrino dell’auto)
Dopo il bagnetto, pranzo frugale a base di sfogliatelle dolci, quindi breefing e decisione di reagire: basta con l’immobilismo!.
Al “chi dorme non piglia pesci” dobbiamo replicare con “Se Maometto non va alla montagna ecc. ecc.”
Si decide di ritornare in auto e scandagliare gli altri approdi, sperando nella fortuna.

 


La ricerca
 


Il primo sbocco al lago si rileva panoramicamente molto bello ma assolutamente deserto.
Ancora qualche chilometro ed arriviamo a Les Salles sur Verdon: bella insenatura con porticciolo tranquillo ed isolotto proprio di fronte, grande parcheggio, molti bagnanti, barche a vela e pedalò.
Non ci crediamo molto, ma iniziamo a sbinocolare tutt’intorno: gabbiano comune in volo, gabbiani comuni sulla barca a destra, gabbiani comuni in transito sul lago, gabbiani comuni in acqua, gabbiani comuni ovunque.
Poi un punto bianco sospetto, isolato, quasi a centro lago, oltre la baia.
Potrebbe essere lei, ma servono urgentemente i cannocchiali lasciati nell’auto.
Pitta rimane a controllare l’obiettivo dalla spiaggia: c’è il concreto pericolo che qualche imbarcazione in transito lo faccia involare; io e Gabri (elegantissima nella sua mise tipo Charlot grazie ai miei jeans di ricambio, enormemente più grandi del necessario) ci fiondiamo verso il parcheggio.
Pochi secondi e la Sula zamperosse è dentro i nostri oculari, sufficientemente zommata da dare una certa soddisfazione, nettamente superiore rispetto alle fugaci apparizioni precedenti.
Siamo risollevati ma…non del tutto paghi.
A pochi metri, attraccati ad un pontile, occhieggiano pedalò e barchette con motore elettrico...

 

(foto G.P.Pitta)


Ci diciamo che, dopotutto, siamo genovesi, antico popolo di navigatori intrepidi ed illustri e che, di conseguenza, per una semplice questione cromosomica possiamo permetterci di affrontare le perigliose acque dell’infido lago francese pur di avvicinaci alla nostra “preda”.
Scartiamo subito i pedalò, per ragionevole pericolo di infarto, e puntiamo sui moderni natanti a propulsione elettrica.
Vengo promosso capitano e mi tocca affrontare un corso accelerato, in francese, di navigazione lacustre: interruttore a sinistra=marcia avanti, interruttore al centro=stop, interruttore a destra=retromarcia, volante per girare à droite et à gauche: non so se posso farcela…
Veniamo imbragati in tre enormi giubbotti arancio-fosforescente, visibili anche dallo Shuttle, e prendiamo posto nell’imbarcazione a forma di grande vasca da bagno.
Punto al largo, cercando, senza successo, di mantenere una rotta rettilinea, in lotta con le ondine ed un leggero venticello, molto più potente del frullino da frappè che tenta di spingere, a zero virgola qualcosa all’ora, la nostra vasca.
Ma il morale è alto, il vento scompiglia i capelli e la sula lentamente si avvicina.
Gabri e Pitta imbracciano le fotocamere con piglio da incursori navy seals, io sono ormai completamente calato nei panni dell’implacabile Achab al comando del Pequod e non mi ferma più nessuno: ordino al mio equipaggio (due avanzi di galera) di cazzare la randa, ammainare il pappafico ed altre manovre di cui non so assolutamente nulla.
 

(foto G.Motta) (foto G.P.Pittaluga)


 


Zamperosse!
 

 

Nonostante tutto la barchetta, con il suo ronzìo da spazzolino per l’igiente dentale, avanza e la Sula zamperosse è ormai li che ci attende, a pochi metri, tranquilla, improbabile come una sula tropicale tranquilla su un lago francese, abbordata da tre improbabili marinai fosforescenti in una tinozza a pile.

Ma ora sono padrone del natante e posso permettermi di navigare con una certa sicurezza attorno alla sula che ci guarda, vicinissima e senza alcun timore: Gabri e Gian Pietro si scatenano con le fotocamere. Abbiamo tutto il tempo per fotografare ma anche per goderci la specie con tutta calma, di ammirarne i delicati colori, di fare il paragone con la “nostra” Sula bassana.
 

(foto G.P.Pittaluga)

(foto G.Motta)

(foto G.P.Pittaluga)

(foto G.P.Pittaluga)

 

 La bestiola si concede tranquilla sino a che un gabbiano picchia su di lei facendola involare.
Si allontana, gira, poi ritorna passando proprio su di noi: inizia a pescare, tuffandosi a più riprese e sorvolandoci varie volte, da diverse direzioni.
Lotto con timone e motore per tenere i miei amici nella posizione migliore per lo scatto, giro, avanzo, indietreggio, roteo ripetutamente. Probabilmente, da riva, qualche francese, osservando in lontananza le nostre manovre apparentemente senza senso, avrà commentato:
“Mai visto degli incapaci simili!”
 


(foto G.P.Pittaluga)


Poi la sula si allontana definitivamente e decidiamo di rientrare: siamo davvero troppo soddisfatti!
Al pontile voglio esagerare, e zittire i possibili detrattori di cui sopra, esibendomi in un ormeggio in retromarcia, tra le altre barche, praticamente perfetto. La sula è nostra e l’onore marinaro è salvo.

 


Grifoni!
 

 

Ora la giornata ha cambiato colore e, dopo una meritata pausa gelato, possiamo dedicarci alla seconda parte, vale a dire la visita ai Grifoni di La Palud sur Verdon.
La strada che ci porta dai rapaci merita, da sola, il viaggio per i panorami che si aprono sotto i nostri occhi.
 

(foto G.Motta)

(foto G.Motta)

 

(foto G.Motta)


Ma arrivati sul posto sono i grifoni a dare spettacolo.
Decine di avvoltoi roteano nel cielo, passano e ripassano sulle nostre teste e sullo sfondo magnifico di paurose falesie che sprofondano negli abissi del Var.

 

(foto G.Motta) (foto G.P.Pittaluga)

(foto G.P.Pittaluga)


Sembrano giocare, rincorrersi, offrendosi ripetutamente alle nostre fotocamere mai sazie.
Disegnano traiettorie precise nell’aria tersa, nel limpido spazio tra la terra e le nuvole.
 

(foto G.Motta) (foto G.Motta)

 

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Laggiù, sul lago, molte centinaia di metri più in basso,


una Sula zamperosse precipita come una stella cadente

 

e, con un tuffo spumeggiante,

 

sparisce tra le acque del Sante Croix.

 

 

testo di E.Critelli