Egitto: aprile 2008

       

 

Marsa Alam
l'ultima frontiera egiziana

5-12 aprile 2008

 

 

testo e foto:
          A.Iacopi

grafica:
          E.Critelli





Racconto sommario di un viaggio familiare sul Mar Rosso,
a Marsa Alam e, ancora oltre, fino a El Shalatein, al confine con il Sudan...






Premetto che, chi ci conosce lo sa, Silvia, mia moglie, Ulisse e Serse, i nostri figli di 8 e 5 anni, non sopportiamo la folla ed in particolare il modo decisamente sgradevole con cui i turisti si comportano, gli italiani, ahimè, in particolare.
Quindi per anni, nonostante l’interesse che provavamo per il Mar Rosso ed il deserto egiziano, i raccapriccianti racconti di viaggio della zona di Sharm e Hurgada ci avevano reso impossibile progettare un viaggio fin là.

Alcuni recenti racconti di alcuni amici e colleghi di EBN Italia (e altri in giro per il mondo) ci hanno convinto ad affrontare questo rischio, in particolare puntando, appunto, alla zona meno sfruttata - per ora, ma i flussi turistici e le relative orribili costruzioni stanno aumentando a vista d’occhio…- del sud della costa egiziana, più a sud ancora del paesotto, assolutamente posticcio, di Marsa Alam.

La preparazione del viaggio ci ha confortati nelle nostre speranze di cavarcela senza traumi, in particolare quando abbiamo trovato il luogo del nostro soggiorno: il Wadi Lahami Diving Ecolodge (anche se il sito é in un italiano spassoso, meglio l’inglese), una specie di punto di ritrovo per sub e amanti del mare, soprattutto stranieri, assolutamente “no frills” e decisamente lontano da - quasi - tutto quello che non volevamo vedere.
In realtà, insieme a questo isolamento, c’è stata anche un po’ di confusione su quello che si poteva o non si poteva fare una volta arrivati là, ma purtroppo qualche prezzo di paga sempre a viaggiare “No Alpitour, ahi, ahi, ahi…”, come ci prendevano in giro i solerti accompagnatori degli altri (tutti gli altri) turisti in attesa dei loro clienti del “all inclusive”

sono visibili le bianche tende dell' EcoLodge

Vista satellitare della zona di Wadi Lahami


Comunque l’obiettivo era di conoscere qualche area costiera meno compromessa, di fare un po’ di snorkeling e di cercare di avvistare qualcuno degli uccelli che io avevo già visto anni fa in Eritrea (la costa è quasi identica, ma eravamo allora più a sud e fuori del Paleoartico occidentale…) più qualche chicca africana di cui si è parlato in giro negli ultimi anni.
Per non lasciarvi troppo nel vago, in particolare ci sarebbe piaciuto osservare l’Avvoltoio orecchiuto, l’Airone golia, la Tortora dal collare africana, un po’ di gabbiani e sterne tipici del posto, qualche migratore non comunissimo e anche alcune specie deserticole (quelle che ci hanno deluso di più, e non per colpa loro…).


WADI LAHAMI

 

 



Infatti, una volta arrivati sul posto, dopo esserci lasciati alle spalle le miserie della cementificazione selvaggia, delle discariche cielo aperto e le migliaia di sacchetti di plastica sui cespugli per chilometri lungo la strada, arrivati al Wadi Lahami (WL), abbiamo avuto conferma che noleggiare un auto senza autista era quasi impossibile e che quindi giri nei dintorni alla ricerca delle specie del deserto sarebbe stato difficile organizzarne.

 panorama al Wadi Lahami

 

Riusciamo a trovare un autista per la prevista gita di più di 100 km fino ad El Shalatein, la località ove, nei dintorni del mercato dei dromedari che arrivano dal Sudan, si possono osservare anche decine di avvoltoi orecchiuti, in particolare intorno alle carcasse di dromedari ahimè deceduti abbandonate nei pressi.
Ma, appena arrivati, abbiamo dovuto fare i conti per giorni con il forte vento, molto intenso da nord e sferzante di particelle di sabbia, che impediva sia lunghe passeggiate che gite con i gommoni del Lodge: anche il mare era decisamente arrabbiato.

Quindi i primi giorni li abbiamo dedicati alla spiaggia, al mangrovieto ed ai migratori: migliaia di povere rondini, rondini rossicce, topini e cutrettole (di almeno 4 sottospecie) cercavano di sfidare il vento impetuoso dirigendosi lentamente a nord.
Insieme a loro, anche in un vicino albergo con giardino, abbiamo osservato, tra le altre, anche molte pispole golarossa, culbianchi, bigiarelle, sterpazzole, canapino pallido (1), pettazzurro (1), averla capirossa (1), salciaiola (1), un sacco di altri passeriformi più comuni, come i luì grossi, piccoli, ballerine, pispole ed, infine, anche due minuscole Tortore maschera di ferro.

 esplorando la spiaggia...

Il passeriforme più raro, per me il primo lifer del viaggio, è stato la Bigia del Mar Rosso, di cui ho osservato due maschi in due giornate e località differenti.
Anche le Tortore dal collare africane sono state avvistate in un paio di località della costa e al WL stesso, insieme alle ubiquitarie Tortore delle palme.
In mare, i Gabbiani fuligginosi in abito erano relativamente comuni, ma non abbondanti, molte le sterne maggiori (l’unica sterna vista con regolarità), alcuni fraticelli e, in pochissimi esemplari, il Gabbiano occhibianchi, la Sterna di Berg e la Sula fosca, lifer per il PO, insieme al fuligginoso.
Bellissimi anche i due Falchi unicolori  su di un'isoletta disabitata, i Pivieri di Leschenhault sulla spiaggia e l'Averla mascherata nel mangrovieto.
In generale però il mare è stato avaro di avvistamenti, avrò fatto una ventina di ore di seawatching e questo è stato il risultato, non entusiasmante, anche se alcune sono specie davvero non banali…

 mangrovieto e, nel riquadro, un granchio violinista

Il mangrovieto ospitava almeno 3 coppie di falchi pescatori, di cui abbiamo fatto un’abbuffata micidiale, osservati fino a 7/8 metri di distanza sia posate che in volo con pesci pappagallo e balestra tre le zampe, moltissimi Aironi schistacei nei vari morfismi, Aironi striati, e dopo una settimana di attesa, di guadi al ginocchio nel fango e di attese snervanti anche il maestoso e veramente gigantesco Airone golia, che si merita davvero questo nome imponente!
Fa la spola tra questo ed altri mangrovieti, probabilmente sono uno/due esemplari estivanti, quindi vederlo è anche molto questione di essere al momento giusto nel posto giusto e temo che qualche giorno sia normalmente necessario.


 uno degli onnipresenti Falchi pescatori




VERSO EL SHALATEIN


 

S
covato un autista con pulmino disposto ad accompagnarci in questa città di confine, ci facciamo venire a prendere al mattino presto (purtroppo il vento tirava ancora parecchio…) e partiamo per il sud.
Pochi chilometri dopo vediamo in volo al nostro fianco un bello stormo di Grandule (coronate o maculate, non lo sapremo mai).
Chiediamo all’autista di farci scendere e lui ci dice, quasi infastidito: “Ma non vi preoccupare, da qui ad El Shalatein ne vedremo un sacco, andiamo avanti che siamo appena partiti…”.
Il tutto , naturalmente, in un inglese da baraccato.
Va beh, ci fidiamo e proseguiamo.
Vediamo parecchi passeriformi a bordo strada, ma é sempre la stessa storia: adesso, però, incominciamo a spazientirci!


 Sterna maggiore


Arrivati alla cittadina di confine, ci porta al mercato dei dromedari, ovviamente con una guida obbligatoria a fianco, tutta vestita di nero, (in Egitto amano il sudore) dove osserviamo qualche centinaio di animali raggruppati per la vendita e finalmente qualche uccello di medio - grande dimensione in volo: ma si rivelano essere solo capovaccai e corvi collo bruno, sempre in cerca di lottare con il vento impetuoso.


 Dromedari al mercato di El Shalatein



Poi, senza portarci a fare un giretto nei dintorni, come gli avevamo chiesto, ci porta al porto, un buco di posto in cui non ci fanno usare il cannocchiale perché lo scambiano per macchina fotografica e non vediamo un bel nulla.
Infine, il loro programma fa sì che si debba andare al bazaar, dove facciamo un giro più o meno turistico e finalmente osserviamo in volo 2/3 Avvoltoi orecchiuti, ma sempre a debita distanza e solo con il binocolo…
Poi il vento, se possibile, aumenta ancora e a qual punto scopriamo che l’autista aveva fame  ci porta a mangiare. Vabbè…
Infine, saliamo in macchina e speriamo che ci porti un po’ fuori il paese per cercare gli avvoltoi a terra intenti a mangiare ma, invece e senza preavviso, si dirige all’ingresso della città, al posto di blocco, scarica l’accompagnatore, e riparte per il nord.
Noi gli chiediamo dove stesse andando e lui risponde candido: “Back to Wadi Lahami…”.
Lo inceneriamo con gli occhi, ma in quel momento passa a poca distanza da noi un’albanella pallida, un immaturo, e ci precipitiamo ad osservare l’elegantissimo rapace.
A quel punto gli intimiamo di andare al massimo a 60 km all’ora e risaliamo lentamente la costa, ma con il vento impietoso e l’afa del pomeriggio, in realtà non solo non vediamo nemmeno una Grandule, ma neppure allodole deserticole o altro.
Il nulla fino al campo!


 Airone striato


IN CONCLUSIONE:

molto bel mare negli ultimi giorni con avvistamenti di tartarughe marine, squali e una moltitudine di pesci e coralli mozzafiato, alcuni uccelli molto interessanti e una bella vacanza immersi in una natura che la fa da padrone.
Ma con una giornata mezza persa e la necessità di tornarvi per specie meno costiere o marine…
Per me una decina di “new entries” per il PO e qualche lifer.


UN CONSIGLIO DOPO ALCUNI VIAGGI IN AFRICA:

Purtroppo sembra che l’unico modo per ottenere qualcosa che non sia la solita minestra preriscaldata per i turisti sia comportarsi da schifosi colonialisti, insultarli da subito, minacciarli di non pagare un soldo e gridare come aquile; così qualcosa si ottiene, ma a scapito di dignità e integrità personali (e una gola secca e rauca alla fine della giornata per il troppo urlare insulti)!