Nel Parco del Gran Paradiso: 19 e 20 maggio 2007

testo di Gabriella Motta
foto di Gabriella Motta, Niccolò e Piero Alberti

Se ti chiedi perché a questo Parco hanno dato il nome di Gran Paradiso, devi andare a constatarlo di persona.
Sia partendo dal Piemonte che dalla Valle D’Aosta, l’impressione è la stessa: sembra davvero di entrare in un Eden.
Il tempo si ferma e, senza neanche accorgertene, diventi un tutt’uno con la natura, ti fondi con il paesaggio, ti confondi con i fiori, voli con i gracchi.
Acqua, neve, guglie, rocce, camosci, larici, genziane…è un’emozione che coinvolge tutti i sensi, che ti sorprende e ti commuove.



SABATO 19 MAGGIO

Arriviamo il sabato pomeriggio, ci viene consigliato un percorso che parte nelle vicinanze di Noasca, lato piemontese del parco.
Da Noasca ci dicono di proseguire in direzione di Ceresole Reale, e, prima della galleria, di prendere a destra una strada che porta a Balmarossa.
Qui si parcheggia e si prosegue a piedi verso la frazione di Varda.

Il tempo è splendido, decidiamo di salire con tutta l’attrezzatura, Niccolò ha il nuovo cannocchiale e non vede l’ora di provarlo.
La salita è piuttosto ripida, ma si procede all’ombra dei larici, e le CINCE BIGIE ed un BECCAFICO sono delle piacevoli fonti di distrazione.

Varda è una piccola frazione di case fatte di pietra, silenziosa nella quiete composta del bosco, racchiude tra i muri e le cornici di legno e vetro, racconti passati, di freddo e fatiche, ma anche di pace e natura.
Proseguiamo oltre il limite della vegetazione arborea, nella speranza di incontrare il Gipeto o l’Aquila reale.

Cercando gipeti ed aquile reali...

I primi animali che vediamo in realtà, sono ben piantati a terra, pascolano, ci studiano un attimo, e proseguono nelle loro attività.
Era già da un po’ che non vedevo i CAMOSCI, e noto negli occhi di Niccolò e di Piero la stessa emozione che sto provando io.
Alla fine ne contiamo una decina.
Poi spuntano le MARMOTTE, che rompono il silenzio con i loro fischi.
Non sembrano affatto impaurite dalla nostra presenza.
Alcune iniziano ad inseguirsi, altre prendono il sole, vederle è un piacere.
Ed arriva anche il momento del re della montagna, lo STAMBECCO.

Camoscio e Stambecco

Maestoso, ha enormi corna a scimitarra, peccato però per il mantello, in muta, che gli da un aspetto decisamente spelacchiato. Rimane comunque un animale fiero, non mostra timore, anzi, ci degna appena di uno sguardo mentre risale, con agilità e potenza, il pendio scosceso.

Aspettiamo i rapaci, ma non si fanno vedere. In lontananza, un volo di gracchi ed un paio di CORVI IMPERIALI.
Ci sono ancora pochi fiori, tra questi, riconosciamo ganziane e genzianelle, viole, orchidee, nontiscordardimé, primule di montagna e la pianta non ancora fiorita del velenoso veratro.

 Primule  ed  Orchidea,
Genziana e Nontiscordardimé

 Oramai sono quasi le otto di sera, il tempo è passato in un attimo, le cime innevate si colorano di rosa, e così, tra cascate, stambecchi, marmotte e camosci, ce ne andiamo.
Domani ci attende un’altra giornata in paradiso.
Pernottiamo in un albergo a Ceresole Reale, in riva al lago.


DOMENICA 20 MAGGIO


Il primo incontro mattutino è con un bel maschio di CODIROSSO, che ci preannuncia, o almeno lo vogliamo credere noi, una buona giornata di birdwatching.
Gli amici di Ivrea, della Società del Tarabuso, ci consigliano di fermarci in località Chiapili inferiore, e provare a cercare il GIPETO.
La Valle dell’Orco è spettacolare, anche se il tempo non è dei migliori.
Niccolò vede un rapace, e, senza bisogno di puntare binocoli o cannocchiali, intuiamo subito che si tratta proprio di lui, del GIPETO.
E’ un subadulto, un vero gigante dei cieli, che si mostra sia in volo che posato.
Proseguiamo verso il colle di Nivolet, fin dove si può: la strada è ancora interrotta per neve. Superiamo il Lago di Serrù, ancora in parte ghiacciato dove, sulla diga, nidifica una coppia di BALESTRUCCI, per fermarci poco più su… oltre non si può andare.

Panoramica del lago di Serrù

Finalmente incontriamo un po’ di amici alati, tra i primi i FRINGUELLI ALPINI, poi i CULBIANCHI, i FANELLI, uno SPIONCELLO, uno splendido CODIROSSONE, i GRACCHI ALPINI, i CORVI IMPERIALI, due giovani NIBBI BRUNI, e di nuovo lui, il GIPETO.
Anche oggi, niente aquila.

Fringuello alpino e Gracchio alpino

E anche qui le MARMOTTE giocano e si rincorrono. Il tempo migliora, il cielo si apre, permettendoci di ammirare le alte cime del Parco del Gran Paradiso.

E’ tempo di andare, lasciamo il Parco, grati delle emozioni che ci ha fatto provare.