Tramonto sulla Diaccia Botrona


in cielo le nuvole grigie si spingono l'un l'altra...

di Ennio Critelli
 

In cielo le nuvole grigie si spingono l’un l’altra, incerte sul da farsi.
Come greggi in ricovero allo stazzo caracollano dentro recinti invisibili, specchiandosi nell’acqua appena increspata di questi stagni quieti.
Sotto di loro c’é un orizzonte piatto, d’acqua e di terra, che, lentamente, sta chiudendo i suoi occhi alla sera, come un vecchio che s’arrende ad un tramonto.
Le loro forme mutevoli passano sui fenicotteri immobili e sulle anatre galleggianti, mentre richiami di limicoli echeggiano lontano, al limite dei campi.
Il buio avanza da est, come un’onda lenta di marea e, inghiottendo i tenui colori del crepuscolo, prende possesso della terra e del cielo.
Un ultimo sole d’acquerello lancia il suo sguardo tra le erbe inzuppate ed il sipario basso delle nuvole.
La sua luce argentata accarezza le piume delle oche selvatiche che sfilano, chiamandosi, in lunghe file vocianti.
Passano, lenti, gli aironi cenerini.
Con grazia maestosa tendono le ali grigie, grandi, come vele di vascelli.
Ma l’aria è ferma, in un tempo di nessuno, spazio che è già assenza del giorno ma non ancora preda della notte.

Due sagome, un uomo ed una donna, aspettano immobili una danza sul canneto.
Hanno gli occhi al cielo e dentro una culla il loro chicco di grano.
Fuori, al limite del sogno, sciacalli partoriti dalle tenebre hanno in serbo ghigni di piombo, per colmare la disperazione delle loro anime vuote.

Ma qui, tra l’acqua e le salicornie, c’è solo l’attesa delle albanelle.

Ed ecco la prima.
E' una danzatrice dalla testa dorata sopra ad un manto bruno.
Appare dal nulla, come un fantasma giocoso, come una stella cadente.
E nel cielo che si spegne fioriscono, all'improvviso, i falchi di palude e le albanelle reali.
Passano e ripassano, danzando basse sul canneto, piroettando su se stesse in minuetti silenziosi, rincorrendosi con la leggerezza di farfalle, con l’eleganza sobria degli angeli.
Si posano tra l’erba e poi ripartono, mostrando le piume colorate di bruno e di grigio, di bianco e d’oro.
Giocano, le albanelle, silenziose e leggiadre, come immagini di un sogno.
E danzano, questa sera, ancora una volta, l’incanto di un altro giorno che finisce sulla Diaccia Botrona.

In fondo al buio, avvolta nel suo manto di piume scure, l’Aquila anatraia volge lo sguardo sopra la spalla incurvata.
Un ultimo bagliore, ed un sole riflesso annega nell’oceano del suo occhio di rapace. 

Elaborazione 



Le due sagome del racconto hanno un nome...

l'uomo é Gianni Chiancianesi
la donna é Cristiana Marti
il chicco di grano é la piccola
Martina


20 gennaio 2007