Viaggio in Spagna: 28 dicembre

testo e foto: G.Motta - E.Critelli
grafica: E.Critelli

E'l'alba e, all'uscita dell'albergo, la giornata si presenta subito, metereologicamente parlando, molto diversa dalle altre...
Una nebbia piuttosto densa avvolge il parcheggio ed il ghiaccio ha formato una coriacea corazza sui vetri dell'auto.
Con olio di gomito e raschietti di fortuna, ricavati dalle copertine dei CD, rimediamo all'inconveniente ma per la nebbia che ci circonda, e che ci accompagnerà su tutto l'altopiano del Planeron, c'è ben poco da fare...
Abbandoniamo la strada principale, che da Lérida porta a Saragoza, per inoltrarci a "velocità da birdwatching" in un panorama che sappiamo essere selvaggio e bellissimo, ma di cui possiamo godere ben poco a causa della ridotta visibilità.

da Lérida a Gallocanta passando per il Planeron

Nebbia e temperature rigide hanno caratterizzato gran parte della giornata, ma ciò che ci ha disturbato di più, oltre alla difficoltà relativa agli avvistamenti, è stato proprio il non poter vedere il paesaggio.
La visibilità è rimasta ridotta a una ventina di metri anche nel tratto che doveva essere il "clou" della giornata, ovvero quello tra Quinto e Belchite.
L’orizzonte limitato ci ha mostrato un ambiente brullo, imbrigliato nel ghiaccio.
Impossibile trovare i piccoli laghetti segnati nelle carte geografiche ed anche una guardia forestale, incontrata casualmente in mezzo alla nebbia, non ci è di alcun aiuto.

Scusi!...ha visto passare delle Grandule?


Decidiamo di percorrere delle stradine sterrate, deviando spesso dalla strada asfaltata.
Questo ci ha permesso di fare comunque dei piacevoli incontri con i nostri amici alati.
Tra i primi, ALLODOLE e CALANDRE, poi una CAPPELLACCIA DI TEKLA, sei PERNICI ROSSE (che per un attimo ci hanno fatto illudere che potesse trattarsi di ganghe o grandule, complice la foschia) un paio di GRACCHI ALPINI ed una bella AVERLA MAGGIORE MERIDIONALE. 
Momento magico in un punto in cui la strada si snoda tra due colli affacciati al Rio Ebro: il cielo si apre per un istante e, proprio davanti alla nostra auto, passa in volo basso un maestoso GRIFONE.
Scendiamo dall'auto e ne seguiamo il volo fino a scoprire tre esemplari posati sulla collina di fronte. 
Giunti ad un paesino agricolo "fantasma" notiamo la sagoma della CIVETTA sul tetto di una cascina abbandonata.
Un discreto numero di passeriformi dà vita per un breve momento al paese addormentato. VERDONI, FANELLI, VERZELLINI, CARDELLINI, SALTIMPALI, PISPOLE, CODIROSSI SPAZZACAMINO, CAPPELLACCE, BALLERINE BIANCHE occupano cespugli, paletti e tettoie mentre un NIBBIO REALE ci sorvola, scrutandoci dall’alto.
Altre presenze alate a contorno del paese sono i CORVI IMPERIALI, le CORNACCHIE NERE e gli STORNI.

Improvvisamente, poco prima di Belchite, ci portiamo ad una quota che ci permette di lasciarci alle spalle le densa cappa di nebbia stagnante sul Planeron per la mancanza di vento.
Rivediamo un sole splendido in un cielo assolutamente terso e, con esso, anche gli ulivi.
Lo spazio immenso che si estende di fronte a noi offre un’ALBANELLA REALE, che s’invola con un piccolo mammifero tra gli artigli.
Belchite ci sorprende con le rovine del paese, distrutto durante la guerra civile nel 1937.

 rovine di Belchite (foto E.Critelli - G.Motta)

Giriamo tra le macerie alla ricerca della MONACHELLA NERA.
Ne troviamo due.
Poco oltre, su quella che doveva essere la cattedrale di allora, si posa un PASSERO SOLITARIO.

Passero solitario e Monachella nera (foto G.Motta)

Su dei grandi alberi tra le macerie sono posati STORNI COMUNI e STORNI NERI.

Storni comuni e neri (foto G.Motta)

Ci rimettiamo in viaggio, soddisfatti, alla fine, per il bilancio complessivo della giornata.
Il piccolo centro di Gallocanta, che raggiungeremo la sera, ci aspetta per la cena ed il pernottamento.
Nell'abitato troviamo anche un Centro Informazioni, che ci fornisce di una mappa della laguna e ci ragguaglia su come visitare al meglio l'area.
Alloggiamo presso l'albergo Allucant che offre sistemazioni piuttosto spartane e cena tipo self-service, ma di buona qualità ed a prezzi veramente modici.
All’interno incontriamo quattro birdwatchers italiani con i quali ceniamo: Antonio Scatassi, Laura Gola, Gabriele Panizza e Matteo Gagliardone.
Loro sono qui dal giorno prima ed hanno già avuto l’opportunità di vedere le gru all’alba ed al tramonto.
Hanno anche visto le passere lagie e le ganghe e ci informano che, nei dintorni della laguna, dovrebbe esserci un’otarda.
L'atmosfera è rilassata ed amichevole.
Fuori la temperatura é rigida ed il cielo incredibilmente stellato.
Gru, arriviamo!


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