Oasi di Feiran

Oasi di Feiran


“Voi europei dite di amare il deserto ... Gli arabi non amano il deserto.
Noi amiamo il verde degli alberi e il fresco dei giardini ...”

(Re Feisal in: Lawrence d’Arabia, regia di David Lean)

Dopo centinaia di chilometri di sabbia e rocce i palmizi di Wadi Feiran sono un refrigerio per la mente, oltre che per gli occhi e il resto del corpo.
Dev’essere così anche per gli uccelli in migrazione, perché cespugli e alberi da frutto sono pieni di vita e di voci.
Un muro di pietra difende la terra fertile dai venti del deserto.
Piccoli canali fanno circolare l’acqua tra le piantagioni.
Ci sono palme, ulivi, agrumi, fichi e altri alberi da frutto – perfino le viti; ci sono filari di pomodori, zucche, legumi e tante piante di aspetto a me totalmente sconosciuto. Subito si fa sentire il richiamo del bulbul ventregiallo (foto sotto), ma, nonostante i suoi 20 cm di lunghezza, bisogna inseguirlo pazientemente tra gli ulivi e le palme per riuscire a vederlo bene.



L’averla mascherata, invece, è tutt’altro che elusiva, va e viene tranquillamente dal suo posatoio.
Branchi di bigiarelle, tortore delle palme e tortore dal collare sono intente a spolpare i grossi datteri gialli non ancora maturi.
Sui cespugli più bassi, troviamo facilmente il codinero (Fis-fis è il suo nome locale, foto sotto) che posa tranquillamente davanti a cannocchiali e macchine fotografiche.



Una femmina di nettarinia, rondini, codirossi, luì, ballerine e pispole golarossa completano il quadro.
Infine, la gentilezza, la curiosità, la pazienza, l’orgoglio di mostrare i risultati del loro lavoro e di essere i custodi di questo frammento di paradiso in mezzo al deserto della gente di Feiran.

Temo che quel misto di avidità di osservazioni, fretta, eccitazione e stanchezza che ci accompagnano ovunque andiamo, ci abbiano impedito di ringraziarli a sufficienza per il tempo e l’attenzione che ci hanno dedicato.
Spero che a ripagarli più degnamente siano proprio i nostri amici uccelli, con i loro colori e le loro voci, il loro periodico arrivare e ripartire.



One of the rewards of birdwatching is the brief escape it affords from our ancient and compelling need to make Nature useful. There may even be something of Thoreau’s “true knowledge” in that evanescent taste of freedom.

 G. Gibson, The bedside book of birds

Una delle gratificazioni del birdwatching sta nel regalarci una breve evasione dal nostro primordiale e irresistibile bisogno di rendere la Natura utile. In questo effimero assaggio di libertà, ci può perfino essere un po' di quella che Thoreau chiamava "la vera conoscenza".

 




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