Nabq

Nabq


... Ma dev’essere il primo venerdì della luna.
Allora compri un nastro blu, di lunghezza proporzionale al nome della fanciulla che ami ...
Fai un nodo recitando il versetto 5 della sura 30, detta dei veneziani, o dei bizantini, se preferisci ... ma non stringere il nodo prima di aver recitato tutto il versetto ... poi leghi il nastro al braccio sinistro, col quale accarezzerai la fanciulla che ami e ... tutto andrà bene.

H. Pratt
"E di altri Romei e di altre Giuliette"

Si risale verso nord il Golfo di Aqaba costeggiando il mare.
A Ras Muhammed i turisti erano pochi, a Nabq sono completamente assenti.
La stradina sabbiosa costeggia un campo minato.
Ci fermiamo spesso lungo la strada. Cerchiamo invano le allodole beccocurvo.
Una lucertola color sabbia ci studia attentamente.
Qui il deserto finisce direttamente sulla barriera corallina.
Le garzette schistacee (in tutti i piumaggi) e gli aironi striati non sono gli unici a pescare sul reef.



Vediamo in lontananza alcune capanne di beduini.
Due donne sembrano lavare i panni sugli scogli, ma poi ci accorgiamo che stanno sbatacchiando dei grossi polpi appena pescati. Un uomo con una cesta raccoglie granchi.
Sulla riva troviamo mucchietti di gusci di ciprea, murice e tridacna: i resti di vecchi banchetti.
La Maria Schroeder è una grossa nave da carico naufragata sulla scogliera da decenni.
Spezzata in due dal morso feroce del corallo, se ne sta con la prua piegata verso terra a la poppa che indica le montagne della costa saudita, lontane sull’orizzonte. Una sterna maggiore e un gabbiano fuligginoso vanno a posarsi di tanto in tanto sulle sue fiancate rugginose.



Gli uccelli non sono molti.
Spatole e airone rosso in volo; corrieri di Leschenault e fratini sulle lingue di sabbia; gambecchi, voltapietre, pantana, pettegola e pivieressa a riposarsi sulle rive sassose; luì piccoli sulle basse tamerici.
Nel mangrovieto, con i granchi violinisti che escono dai buchi della sabbia per farsi fotografare, due falchi pescatori se ne stanno posati e si richiamano a lungo con voci stridule e lamentose.
Un beduino ci vede da lontano, sale sul dromedario e viene dritto verso di noi guadando l’acqua bassa della scogliera.
Il dromedario procede con la sua andatura tranquilla e ondeggiante sugli scogli aguzzi come se stesse camminando sulla sabbia.
Arrivato a pochi metri da noi, il beduino lo fa fermare con un misto di parole e brevi fischi. Il dromedario si inginocchia molto lentamente e fa scendere il cavaliere.
E’ venuto a chiacchierare e a vedere i nostri cannocchiali.
Gli chiedo perché ci siano così pochi gabbiani e lui mi indica il mare in direzione sud e mi spiega che d’estate ce ne sono molti di più.
Riconosce le specie che gli mostro sulla mia guida da campo e mi dice i nomi arabi.
Non è facile capirsi, un po’ per l’inglese stentato di entrambi e un po’ per il vento che soffia forte e si porta via le parole verso il mare.
Propone di andare verso la sua capanna, dove attirerà i gabbiani per noi con pezzetti di pane e di pesce.
Lo guardiamo un po’ increduli, ma accettiamo l’offerta.
Non ha l’aria del tagliagole; sembra un Gesù molto abbronzato e di età indefinibile che, dopo aver camminato sulle acque col suo dromedario, si appresta a tentare una nuova versione del miracolo dei pani e dei pesci.



Arrivati davanti alla capanna (delle dimensioni del capanno degli attrezzi dell’orto di mio padre e fatta con pezzi di legno raccolti sulla spiaggia), ci sediamo per terra, il dromedario si accoccola su una piazzola di sabbia fina che sembra il suo abituale parcheggio, e lui va a sedersi una ventina di metri più avanti.
Comincia a pescare delle briciole biancastre da un sacchetto e a tirarle in aria mugolando una specie di cantilena.
Subito arrivano i primi gabbiani, non si sa da dove. In pochi minuti sono una dozzina, tutti gabbiani fuligginosi, giovani e adulti.
Lo circondano, si litigano i pezzetti di pane e ne reclamano a gran voce sempre di più, ogni tanto lanciano qualche sguardo sospettoso ai cannocchiali e alle macchine fotografiche.
Restano nei paraggi anche quando il sacchetto è stato vuotato.
Sorrisi e strette di mano, ma il nostro amico non ha finito di stupirci.
In pochi istanti, raccoglie una manciata di stecchi, tira fuori un pezzetto di carta delle dimensioni di un grosso francobollo e, con UN SOLO fiammifero, accende un piccolo fuoco, mentre il vento soffia così forte che non ci fidiamo a tenere i cannocchiali ritti sul treppiede! Dalla capanna tira fuori un bricchetto di metallo e tre bicchieri anneriti e ci offre il tè.



- Prendiamo il tè?
- Mai prima delle cinque del pomeriggio, Corto Maltese, mai ... me l’hai insegnato tu!


H. Pratt
"L’ultimo colpo"




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Santa Caterina


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