Ras Muhammed

Ras Muhammed


Una ventina di chilometri a sud di Sharm, vertice meridionale di questo perfetto triangolo isoscele, il Parco nazionale di Ras Muhammed protende nel Mar Rosso il suo promontorio, bifido come la lingua di un serpente.
Ci si arriva attraversando una steppa pianeggiante e sassosa e costeggiando una lunga spiaggia di sabbia bianca e fina.
La piana è sorvegliata da due posti di blocco e da un maschio di monachella testabianca.
Sul mare: gabbiani rosei, corrieri di Leschenault, chiurli maggiori e chiurli piccoli; nell’interno: poiana codabianca, monachella del deserto, stiaccini e codirossi, molte averle piccole e un’averla maggiore beccopallido (vedi anche foto sotto).
Le stradine sterrate del parco sono delimitate da file di sassi che fanno pensare al gioco paziente di un gigante-bambino.
Ci portano a Blue Hole e Yolanda Bay, dove il blu profondo del mare si infrange sul bordo del reef e genera tutte le sfumature dell’azzurro e del verde.



Garzette schistacee
e aironi striati pescano sul reef; tre sterne di Rüppell si riposano su una lingua sabbiosa.
Allo Shark Observatory, il falco unicolore posato su una ringhiera si lascia scompigliare le penne dal vento, mentre il culbianco isabellino se ne sta in punta di piedi sulle rocce di arenaria.
C’è molto vento.
Al largo, la cresta delle onde si rompe in frangenti spumosi; a riva, le rondini montane pallide giocano spericolate tra le gole, mentre il martin pescatore e il pigliamosche si nascondono negli angoli più riparati.



Sulla via del ritorno, una coppia di aquile di Bonelli volteggia a lungo sopra i bassi picchi rocciosi, con il sole che cala rapidamente e una luce rosata che avvolge tutto quanto. Il buio arriva fulmineo, spenge la luce sul deserto e ci riporta a sensazioni terrene: fame, stanchezza, “Una birra, per favore!”



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Nabq


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