Si fa presto a dire beduino...

13 - Si fa presto a dire beduino...

Siamo nel parco nazionale di Nabq.
Qui il paesaggio è splendido ed essenziale, fatto di deserto che diventa spiaggia e poi si bagna nel mar Rosso, tra il verde delle mangrovie e l'azzurro di un cielo senza nubi

.

Non c'è altra presenza umana se non la nostra, e la calma del posto invita a quiete osservazioni.
Piccole vite corrono sulla sabbia e poi spariscono nelle tane tra i pneumòfori: i colorati granchi Uca tetragonon.

Con il cannocchiale volgo lo sguardo al mare, alla ricerca di gabbiani tra le onde agitate dal vento, oltre il Reef.
Invece trovo un sogno.
Un sogno fatto d'eleganza, storia antica e sapori di deserto.
Nel cerchio del Leica si è materializzato un dromedario cavalcato da un beduino vestito di bianco.
Viene dal mare, ondeggiando nell'acqua bassa come a seguire il ritmo di una musica d'Oriente, come danzando al respiro delle onde e di tamburi berberi lontani.
Rimango folgorato.
In quell'immagine c'è la perfetta iconografia alla quale noi occidentali siamo stati abituati dai romanzi e dal cinema di casa nostra.
Immagine da Lawrence d'Arabia, troppo sentimentale, forse, ma certamente affascinante ed evocativa.
Il cielo, il mare, la spiaggia, il deserto, un beduino fiero, un dromedario danzante mute sinfonie africane.


Mi precipito sulla digitale nel timore, un po' irrazionale, che quella visione svanisca improvvisamente nel nulla dal quale è comparsa.
Timore inutile, perché l'uomo sta venendo proprio da noi.
Nello spazio di pochi minuti ci raggiunge e scende dalla sua "nave del deserto".

Prima sorpresa: il cosiddetto beduino parla sia l'italiano che l'inglese ed è curioso di sapere cosa facciamo e come mai abbiamo con noi tutta l'attrezzatura tecnica che vede.
Quando gli diciamo che cerchiamo uccelli, e che siamo un po' delusi per la scarsità dei gabbiani, ci propone di occuparsene lui e così noi lo seguiamo mentre, sul bagnasciuga, fa il regista della situazione.
Getta poco lontano del pane, che non tarda ad attirare le nostre "prede", ci dice di avvicinarci o di arrestarci, ci indica gli uccelli appena atterrati, con gesti eleganti, come un abile mercante che mostri la sua mercanzia.
E noi ci scateniamo sulle fotocamere e poi lo ringraziamo, con un discreto contributo in Euro.
Ma il beduino venuto dal mare è ancora pieno di risorse e dopo aver raccolto legna ci invita a prendere un thè fatto sui sassi e pentolini nero fumo.
Ospitalità disinteressata o calcolo?
Sta di fatto che spunta un fagotto ed il fagotto, aperto sulla sabbia, diventa banco di bigiotteria: collanine, bracciali, anelli e piccoli dromedari intagliati.
La foggia dei monili è nord-africana, la provenienza potrebbe anche essere cinese…
Tuttavia siamo affascinati dal contesto naif e finiamo per contrattare su quei piccoli oggetti che caricheremo di memoria portandoceli a casa.

Allontanandomi, con le mie collanine tra le mani, sorrido tra me pensando a quando i conquistadores barattavano poveri monili con i "selvaggi" in cambio d'oro puro.  
Anche il beduino poliglotta ed il suo dromedario danzante, ne sono sicuro, stanno sorridendo.





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Allah hu Akbar

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