Le stelle sugli ulivi

Questa poesia non riguarda in modo specifico gli uccelli, anche se l'uscita serale era nata con l'intenzione di andare a scovare qualche notturno: la civetta, per esempio, o l'allocco.
Ma le stelle calabresi erano troppo luminose e gli incontri troppo emozionanti per non scrivere qualcosa anche su questo...

 

Le stelle sugli ulivi


Piovono, le stelle,
dalla volta profonda del cielo
diamanti di luce,
sugli ulivi antichi di questa terra fiera.

Ruggiti d'animale
dal fondo della valle:
ingiurian la notte i cavalli d'acciaio
e han coltelli di luce, come dita cieche,
a tastar rotte d'asfalto nero.

Ma su questa collina
gli ulivi ancora stanno appesi al cielo
a offrir fronde d'argento
al bacio silenzioso delle stelle
e canta ancora la civetta solitaria
nel mondo che al delirio non s'arrende.

Sussurrano misteri
le chiome scure ed alte delle querce
al mio sgusciar di lupo d'altri tempi,
che insegue sogni e voli di falene
danzar nei lumi accesi della strada.

Lo spiazzo solitario della chiesa
attende i muti attori della notte:
i rospi goffi e i balzi di locuste
e gechi in caccia ai muri bianco calce.

Ed ecco un'ombra incerta farsi avanti
al limite di luce di un lampione
e timida s'arresta e poi riparte
lenta annusando l'aria ad ogni passo.

Signora della notte, Volpe rossa,
ignara del mio sguardo ora s'acquieta
e siede, calma, al centro della strada
col muso nell'azzurro della luna.

E piovono, le stelle,
dalla volta profonda della notte
negli occhi di chi sta annusando il cielo,
su corpi differenti, su anime sorelle,
travolte qui da identica bellezza.

Perché ora scorgo,
nascosto dentro a un buio senza tempo,
gli astri ruotar
negli occhi scuri e immensi della volpe.


 

(E.Critelli)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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